ADELE FACCIO, Camera dei Deputati 11/01/1988 #radicali

buttaSignor Presidente, naturalmente condivido integralmente quanto ha detto la collega Procacci, sino all’ultima virgola ; aggiungo però qualcosa.
Nell’ambito delle ricerche e degli studi in tema di vivisezione esiste un altro rischio enorme, a cui non si pensa mai ma al quale invece io sono portata a pensare, sia per la professione che ho svolto in passato, quella di insegnante, sia perché sono molto attenta ai fall out, cioè a quello che si verifica a seguito di una determinata vicenda.
Pensiamo, per favore, agli studenti in medicina, costretti, obbligati a vivisezionare animali. Non è soltanto — o, addirittura, non è affatto — una questione di pietà per gli animali che ci muove . Giustamente la collega Procacci parlava della nostra salute; ma ancora più importante è la salute delle persone che vengono costrette (se sono studenti) o pagate per operare la vivisezione.
Tutti veniamo al mondo con istinti di masochismo e di sadismo; tuttavia, se non li esercitiamo, a poco a poco si spengono.
Io non ho mai strappato le ali ad una mosca perché non mi è mai capitato di farlo e perché non ne ho mai avuto voglia; credo di non avere più neanche un’ombra di sadismo, poiché quello che era presente in me, innato, si è spento.
I ragazzi di cui parlavo, a diciotto anni arrivano’ all’università e sono costretti a veder massacrare rane e topi : «cose» — in questo modo gli animali vengono considerati — che hanno tanti diritti quanti ne ho io, quanti ne abbiamo tutti noi! Questo è uno degli aspetti che io reputo più grave.
I medicamenti che vengono sperimentati per mezzo della vivisezione non sono assolutamente validi per la nostra salute; tali ricerche non servono a niente, se non ad ottenere finanziamenti e a sprecare denaro; servono solo a dar lustro, ad accelerare le carriere universitarie. In più — questo è il lato peggiore — portando ad un sadismo sfrenato, rovinano l’anima delle persone costrette ad effettuare tali esperimenti, in particolare coloro che vi sono costretti dallo stipendio . Lo studente viene obbligato ad attuare tale forma di violenza e non è vero, poi, che operare la vivisezione degli animali serva per apprendere la tecnica chirurgica perché, ovviamente, il problema è completamente diverso: non si impara nulla, sezionando gli animali, che possa servire successivamente al chirurgo per operare eventuali interventi su esseri umani.
Il problema è ancora più grave quando si inganna un’intera popolazione, promettendo posti di lavoro e possibilità di miglioramenti, costringendo le persone a compiere operazioni di vero scempio non soltanto sugli animali (su esseri viventi, quindi), ma anche su se stesse : la violenza, oltre ad essere già innata, vien e loro insegnata.
So che possiamo contare sulla particolare sensibilità del sottosegretario per la sanità, che conosce questi problemi e che, per di più, è in essi direttamente coinvolta poiché Santa Maria Imbaro si trova nella sua regione. Rivolgiamo quindi un’istanza davvero insistente e pressante perché il problema della vivisezione sia una buona volta risolto.
Poiché mi sono resa conto che le varie proposte di legge che nelle scorse legislature il collega Gianluigi Melega aveva presentato (per la chiusura degli zoo, per l’eliminazione degli animali nei circhi eccetera) non sono state prese in considerazione, ho presentato in questa legislatura un’unica proposta di legge sul complesso
dei problemi che riguardano da questo punto di vista il mondo animale . Tra i diversi aspetti messi in evidenza vi è quello concernente la vivisezione .
La preghiera che rivolgo alla sottosegretaria — che, lo ripeto, è particolarmente sensibile a questi problemi — è che lei stessa ci dica che cosa possiamo far e noi per collaborare affinché venga davvero eliminata l’enorme speculazione sulla salute umana e di tutti gli esseri viventi.
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