Federalismo e sovranità del cittadino secondo Radicali Italiani

Il documento sulle politiche locali previsto dalla mozione generale di Radicali Italiani #radicali

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La mozione generale di Radicali Italiani impegna gli organi dirigenti a

“predisporre entro tre mesi un documento che raccolga le azioni politiche Radicali già poste in essere a livello locale ed esprima un progetto di governo a partire dal quale verificare la percorribilità di iniziative popolari e di presenze politiche alle prossime elezioni amministrative”

Potete scaricare e visionare l’intero documento cliccando Federalismo e sovranità del cittadino – 3 marzo

Qui ne pubblichiamo solo la premessa

 

Premessa Generale

Assicurare la sovranità al cittadino in ambito locale e globale: questo l’obiettivo di fondo dell’azione di Radicali Italiani. “Il cittadino come centro di libertà e di diritti, un centro intorno al quale, e in funzione del quale, deve organizzarsi il potere pubblico in tutte le sue articolazioni”. Si tratta di “restituire a ciascuno le chiavi del proprio destino attraverso un recupero del diritto di governare sé stessi1”e la cosa pubblica.

I cittadini esercitano la sovranità, che dovrebbe “appartenere”2 loro, nelle forme e nei limiti delle leggi, leggi che dovrebbero produrre Diritto. Le leggi, le regole, in Italia, in molti casi non producono Diritto, sono ineffettive, non producono gli effetti per le quali sono nate. Senza effettività della legge o più in generale della regola, a tutti i livelli istituzionali, la democrazia rappresentativa risulta essere un mandato vuoto. Vi è poi la sottrazione da settant’anni della seconda scheda, della possibilità per i cittadini di ricorrere all’istituto referendario, così come agli strumenti di iniziativa popolare locale, strumenti che dovrebbero integrare la democrazia rappresentativa. E infine la violazione del diritto alla conoscenza, diritto non codificato ma essenziale in una democrazia a tutti i livelli istituzionali, violazione che si manifesta in Italia sia per la natura e la proprietà dei mezzi di informazione, in mano ai Partiti o a pochi grandi gruppi industriali, sia per l’assenza di un sufficiente livello di accountability – di capacità delle istituzioni di rendere conto sulle politiche pubbliche e la conseguente capacità di governo e controllo del cittadino. Controllo che il cittadino non ha, né direttamente né tramite i suoi rappresentati, neanche rispetto all’enorme area di produzione ed erogazione dei servizi locali. Il controllo effettivo degli organismi partecipati, che forniscono i servizi, è in mano di fatto a partiti, clientele e reti di potere e manca una misurazione scientifico-comparativa della qualità dei servizi. 2

Ineffettività del Diritto, strumenti inefficaci di democrazia diretta, indisponibilità di conoscenza, incontrollabilità dei servizi pubblici, sono componenti fondamentali della crisi della sovranità del cittadino in questo Paese.

Proponiamo dunque strumenti di politica pubblica capaci di aprire il governo locale, strumenti che accrescano la capacità di contare dei cittadini, anche fuori dai partiti e dai passaggi elettorali.

Le liberalizzazioni, l’apertura alla concorrenza dei servizi locali, restituirebbero la scelta agli individui e alle famiglie dell’impresa alla quale affidarsi, e comunque garantirebbero maggiore qualità. Lo stesso criterio di apertura al cittadino dovrebbe essere applicato ai servizi sociali alla persona spostando la scelta dall’amministrazione – che oggi seleziona organizzazioni private, cooperative etc. – direttamente al cittadino.

Infine vanno promosse quelle forme innovative di produzione di servizi locali riconducibili alla cosiddetta sharing economy, che avrebbero, se ben accompagnate anche attraverso strumenti tecnologici – e non controllate rigidamente – dalle istituzioni, l’esito di sottrarre all’intermediazione di interessi politici un’area di servizi che verrebbe sostanzialmente lasciata a meccanismi di collaborazione spontanea.

Proponiamo dunque un modello alternativo a quelli che si sono susseguiti in Italia, modelli, in forma diversa, centralizzati e in mano a partiti o oligarchie “private”. Un modello alternativo sia alla gestione pubblica tradizionale – quella delle partecipazioni statali e delle municipalizzate, quelle della proprietà formalmente pubblica – che a un sistema, in piedi da venticinque anni, di esternalizzazione di servizi ad imprese o organizzazioni collaterali agli interessi di potere, tutto basato sull’affidamento diretto, sulla discrezionalità politica. Un modello finalmente federalista che si fondi su conoscenza, concorrenza e Diritto. Un modello concorrenziale sui servizi pubblici fondato su liberalizzazioni, strumenti di misurazione scientifico-comparativi della qualità, forme innovative di libera produzione e fruizione di servizi condivisi tra cittadini. Un modello con forte autonomia tributaria per comuni e città dove i cittadini possano esprimersi sulle scelte tributarie anche con referendum vincolanti.

L’assetto istituzionale più adeguato a restituire sovranità al cittadino è il Federalismo.

Federalismo che nella sua forma europea si riassume negli “Stati Uniti d’Europa”, unico livello istituzionale in grado di giocare una partita di democrazia, diritti, libertà e competitività sullo scenario globale. Nessun Paese da solo è in grado di fronteggiare sfide come le migrazioni, le grandi crisi finanziarie, il mutamento climatico o il terrorismo internazionale. Oggi sono gli Stati nazionali a fallire, così come un’ idea d’Europa: quella delle patrie e dei trattati, quella intergovernativa, quella delle reazioni nazionali che non sono altro che illusioni nazionali. Un’Europa federale accrescerebbe la sovranità dei cittadini sulle politiche pubbliche europee e quindi sulle dinamiche transnazionali.

Il federalismo nella sua forma locale, comunale, cittadina, garantisce invece all’individuo la possibilità di affermare la sua sovranità al livello istituzionale a lui più vicino e di avere, di conseguenza, un maggiore controllo della qualità dell’azione amministrativa sperimentandone direttamente gli effetti, a partire dai servizi pubblici. 3

In Italia vi è una sproporzione tra i poteri, ancora ridotti, dell’istituzione locale, dei Comuni, delle città e il peso sociale, economico ed ecologico di queste realtà urbane sulla qualità della vita della popolazione.

Chiediamo che i Comuni dispongano della leva tributaria, con una piena capacità impositiva sulla prima casa e sui servizi, per responsabilizzare l’amministrazione nei confronti dei cittadini che potranno così verificare l’utilizzo del proprio denaro. “Alcuni beni e servizi si traducono in benefici localmente circoscritti: in questi casi un’offerta decentrata permette ai poteri locali di fornirli in quantità che corrispondono a costi e preferenze specifici”3. Una forma di sovranità popolare, di potestà effettiva di governo del cittadino è certamente quella di pagare le tasse potendone verificare e sperimentare direttamente l’utilizzo (‘il Sindaco mi chiede questi soldi e mi dice come li spende, in modo che io possa valutarne l’operato’). L’operazione del Governo Renzi di azzerare le imposte sulla prima casa, anziché ridurre quelle sul lavoro (imprese e lavoratori), come da noi proposto, va nella direzione opposta rispetto a forme di federalismo municipale fiscale, proprio nella fase di definizione del livello istituzionale ‘Città Metropolitana’4.

Le forme di autonomia che proponiamo per i Comuni, connaturate ad un assetto federale, partono anche dalla convinzione che il cittadino accresca la sua sovranità e quindi la sua stessa libertà in tale contesto. Sul legame tra autonomia, responsabilità e libertà e sulla utilità di ampie autonomie locali nel quadro di un sistema federale europeo ci viene in soccorso Luigi Sturzo che nel 1951 disse che “sarebbe inconcepibile un’Europa democratica e federata, se non vi fosse l’articolazione di una vita municipale autonoma, tanto più sinceramente federale quanto più intimamente autonoma. L’autonomia che si rivendica deriva dal senso di libertà che è coscienza dei propri diritti e dei propri doveri, che è autolimitazione disciplinata e senso di responsabilità”. 

Note

1 “Accendere di democrazia la politica: dal cittadino-plebe al cittadino democratico” di Mario Patrono – RADICALI ITALIANI Verso un “nuovo possibile”. Progetto per una riforma “radicale” delle istituzioni europee, statali e dell’ordinamento regionale.

2 Alla base, e sullo sfondo, uno degli enunciati di cui si compone il primo articolo della Costituzione: <La sovranità appartiene al popolo>. Il verbo <appartiene> è decisivo. Indica disponibilità e indica un carattere di continuità: anche nelle forme della democrazia “rappresentativa”, la quale pertanto non si esaurisce nel diritto, da parte dei governati, di scegliere i governanti attraverso il voto alle elezioni. Il contenuto della democrazia, si è detto bene, <non è che il popolo costituisca la fonte storica o ideale del potere, ma che abbia il potere>; non che <abbia la nuda sovranità (che praticamente non è niente) ma l’esercizio della sovranità (che praticamente è tutto)>. (“Accendere di democrazia la politica: dal cittadino-plebe al cittadino democratico” di Mario Patrono – RADICALI ITALIANI Verso un “nuovo possibile”. Progetto per una riforma “radicale” delle istituzioni europee, statali e dell’ordinamento regionale).

 3 Il federalismo fiscale e l’Unione Europea di Marco De Andreis (2010) – Qual è la distribuzione ottimale delle funzioni di governo tra i diversi livelli, quello centrale europeo, quello nazionale e quello regionale/locale? La teoria del federalismo fiscale può aiutarci a trovare le risposte giuste. Elaborata da Richard Musgrave nel 1959 e in seguito da Wallace E. Oates1 , essa si basa sulle tre principali funzioni economiche di governo: stabilizzazione, distribuzione e allocazione. Secondo questa teoria, le prime due funzioni vanno svolte dal governo centrale, mentre l’allocazione può essere ripartita tra i diversi livelli, seguendo un criterio di coincidenza fra beneficiari e contribuenti.

Quello che conta è l’incidenza spaziale dei benefici: coloro che usufruiscono della fornitura di beni a un dato livello di governo dovrebbero essere gli stessi che provvedono al relativo finanziamento. (..) La divisione del lavoro fra i diversi livelli del governo per quanto riguarda l’offerta di beni pubblici è giustificata dalle diverse preferenze territoriali esistenti nell’ambito di un’ampia giurisdizione qual è ad esempio una federazione. Alcuni beni e servizi si traducono in benefici localmente circoscritti: in questi casi, un’offerta decentrata permette ai poteri locali di fornirli in quantità che corrispondono a costi e preferenze specifici. Ne consegue che la tassazione di fattori altamente mobili – come i redditi da capitale e in minor misura i profitti – dovrebbe essere attribuita principalmente al governo centrale. Il lavoro è anch’esso mobile, sebbene in misura più limitata, e la sua tassazione è legata alla previdenza sociale, una funzione di governo affidata al livello federale negli Stati Uniti e a quello degli Stati membri nell’Unione Europea. Al contrario, le imposte sui consumi, come pure quelle sui beni immobili, andrebbero affidate ai governi locali.

4 La capacità finanziaria dei sindaci dipenderà ancor di più da trasferimenti statali e regionali – finanza derivata. Si è eliminata una delle poche imposte che non si possono evadere e che esistono in tutti i Paesi, con aliquote ben più elevate di quelle ora abolite in Italia. Ci troviamo oggi in una situazione anomala in Europa e, più in generale, nel mondo Occidentale. Tra i Paesi UE, solo a Malta non si paga un’imposta sulla prima casa, mentre l’Italia resta ai primi posti in Europa per la tassazione sul lavoro.

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