It Takes A Fool To Remain Sane (Risposta di Cianci alla lettera al Vigilante)

Risposta di Cianci alla lettera al Vigilante #radicali Italiani 
butta
Carissimo Gianni,
ho avuto modo di leggere la tua lettera al vigilante messo in questi giorni fuori dalla porta del Partito per dissuadere l’ingresso del “disturbatore”.
La tua lettera è bella, onesta, genuina.. la leggi ti rendi conto che è scritta con convinzione e cuore. Unico difetto: la storia che si racconta, occorreva raccontarla a chi di dovere. Non al vigilante. Non a chi si è venuto a guadagnare la giornata e nella speranza che sia stato pagato adeguatamente e in regola.
So che non sei uno sprovveduto e che il vigilante è una metafora, un simbolo. Il messaggio (credo) secondo le intenzioni dovrebbe arrivare a quanti si sono resi responsabili della situazione. Ma non sarà così.
Per me resta in ogni caso il punto culturale.
In pratica, si è permessa (e senza troppe storie) la sospensione dei diritti politici di un eletto; in nome dello “spam” lo si è espulso dalla mailing list, impedendogli di ricevere convocazione e materiale. Poi si è passati al bodyguard e l’espulsione è stata fisica.
Abbiamo accettato una democrazia vigilata perché non siamo stati abbastanza a chieder conto delle responsabilità giuridiche e politiche di chi ha trasformato quello che era un problema di senso del limite di una persona in una questione culturale e politica generale e, poi, in questione di “ordine pubblico”
Allora la storia radicale da raccontare sarebbe anche questa: per 60 anni abbiamo difeso i “disturbatori”. Siamo stati noi stessi dei disturbatori.
Abbiamo difeso l’autodeterminazione delle donne che disturbava il regime di potere misogino e maschilista (che sopravvive oltretutto più forte che mai).
Abbiamo difeso tossici, neri, gay, transessuali, rom, popoli sconosciuti ai più in quanto “disturbatori” di un sistema di potere violento e repressivo. Non proseguo la lista.. diventerebbe infinita. In un quarto di secolo di militanza radicale, in fin dei conti, mi sono sempre trovato nelle condizioni di difendere ogni tipo di “disturbatore”.. di matto.. dalle folli saggezze del Potere.
Allora, mi chiedo, saremo ancora capaci di difendere i vari “disturbatori” del Sistema? Ovvero: saremo ancora in grado di essere radicali? Oppure il nostro divenire “liberali” implica l’elisione delle complessità?
O, forse, la nostra folle rincorsa verso un’accozzaglia centrista/liberaloide deve comportare la cancellazione di un’intera storia?
E mentre tutti guardavano alle sedie spaccate, non ci si è resi conto che il Comitato veniva esautorato di ogni suo potere statutario, messo (per l’ennesima volta) nella impossibilità di «dibattere e deliberare».
Nessuno si è reso conto che la Mozione generale supera di fatto quella congressuale, che il Regolamento del Comitato veniva emendato tramite il testo proposta da un “gruppo di lavoro” di cui nessuna comunicazione è stata data circa le riunioni e i lavori. Nessuno si è reso conto che “gruppi di lavoro” deliberati dal Comitato sono stati ammazzati, mentre uno nuovo – quello sul consumo di suolo e la speculazione edilizia – veniva imposto dall’alto (e senza alcun voto) per reprimere ogni dibattito scientifico.
Con associazioni radicali (EcoRadicali e Parte in Causa) regolarmente riconosciute e mai notiziabili, né conteggiabili nei documenti di tesoreria.
E di molte altre cose non ci siamo accorti.. prima fra tutte che il Comitato ha un Regolamento che non permette neanche di sfiduciare la Presidenza.
E allora, spero che nessuno venga a prenderci per i fondelli proponendo un “regolamento per la mailing list”. Il cuore del problema è che occorre fare quel che andava fatto da anni, ovvero riformare lo Statuto perché il Comitato sia messo in grado di assolvere alle sue funzioni. Va anche redatto un nuovo Regolamento, perché questo è un colabrodo. Va abolita l’idiozia degli “estratti a sorte”: il Comitato è un organo statutario, non una sala bingo.
Quindi, voglio ringraziare il “matto” perché ci sbatte in faccia il fatto che siamo noi i pazzi a pensare che – in queste condizioni – continuiamo a ritenerci i depositari della legalità e dello Stato di Diritto, con bande e scorribande, amici di, amanti di, mogli e mariti, amici e parenti che fanno il bello e il cattivo tempo.
Vogliamo curare i mali dell’Italia, ma li abbiamo tutti. Siamo tutti appestati. E faremmo bene a curare prima noi stessi e poi a guardarci intorno.
“It Takes A Fool To Remain Sane”

Così diceva una canzone che andava di moda qualche anno fa. Ci voleva il “matto” per far esplodere le contraddizioni che ci rifiutavamo di vedere. Ci voleva il “matto” per poter sperare di rinsavire. E forse, tra tante polemiche, una volta tanto si è alzato un coro trasversale alle due “squadre” che vuole difendere i valori fondanti dello stare insieme radicale. E questo è un bene: per tutti.
E allora la dirigenza non si rinchiuda nella torre d’avorio e non tenti di coprire i propri limiti con altri guasti. Si renda conto, finché è in tempo, che sta compiendo tutti gli errori che per anni ha imputato alla vecchia dirigenza. Primo fra tutti, quello di sentirsi autosufficiente.
Si apra e si faccia aiutare: perché non possiamo permetterci di fallire.
Un caro saluto e grazie per la tua bella lettera
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