Filo Diretto: Federico accetta, Turco rimanda al congresso

Filo Diretto @ValerioFederico accetta, Turco rimanda al congresso    

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Non si farà il filo diretto richiesto da vari compagni radicali fra il tesoriere di Radicali Italiani e quello del PRNTT. Il tempo dirà se è stata un’occasione persa per preparare meglio il congresso. Per ora ecco le risposte:

Valerio Federico

“Ciao,
ringrazio Paolo e Gianni per l’iniziativa e i compagni che hanno firmato la proposta
sono disponibile all’incontro/filo diretto
Valerio”

Maurizio Turco

qualcuno si è perso qualcosa

Improvvisamente compagni iscritti al partito, magari da decenni, scoprono che ora è necessario dialogare; quasi che Marco potesse sopperire, da solo!, a questa necessità della nonviolenza e che oggi, senza di lui, sia indispensabile farlo: lo era anche prima!

Che altro pensare di fronte al silenzio assordante che ha accompagnato le 365 “riunioni delle 12”; si obietta che non erano formali e quindi … non c’era l’obbligo di presenza? Silenzio che ha accompagnato Marco che, finanche da radio radicale, chiedeva agli assenti, magari chiusi nei loro uffici attigui alla sala riunioni, di … dialogare.

Oggi sarebbe dialogo? (alcuni esempi)

Sarebbe dialogo quando si chiama il notaio a far legittimare una riunione convocata da alcuni per ridare vita al Senato? Queste sono truffe da partito del due o del cinque per mille!

E vogliamo, volete ricordare che, dal 2005 ad oggi il senato non si è riunito nemmeno dieci volte, avendo l’obbligo statutario di farlo ogni 2 (il notaio aggiungerebbe, dicansi due) mesi? E che è proprio tra quei membri che MAI si sono peritati di fare alcunché perché il Senato si riunisse, anzi più urlavano che ne chiedevano la convocazione più si astenevano dall’agire, addirittura additandomi come il responsabile!

Dieci anni dopo, il 3 agosto dell’anno scorso chiesi la convocazione del Senato, pur essendo previsto dallo Statuto che il tesoriere del Partito NON ne faccia parte.

Non entro nel merito delle cose che andavano discusse e che il Senato aveva di fatto accantonato (le ho segnalate al convocatore non legittimato Figà Talamanca e capisco che si sia continuato ad ignorarle).

Marco, dopo aver convocato la riunione propose di sconvocarla perché andava preparata meglio. Con altri compagni non riuscimmo a far desistere Marco, spalleggiato in quella occasione dal silenzio di Cappato, Federico e Figà Talamanca.

Figà Talamanca, alcuni giorni fa, in un impeto attivistico e senza alcun titolo ha convocato il Senato senza che da allora (è passato quasi un anno) sia stato fatto alcunché per prepararlo mentre si era pronti a prendere decisioni.

Tutto questo all’indomani della convocazione da parte degli iscritti del 40° Congresso straordinario.

Tra i Senatori riuniti da Figà Talamanca, ce ne sono tre, la metà dei presenti, che appena due mesi fa, improvvisamente, si sono presentati con un simbolo con la dicitura “radicali” ben in vista. Non è in discussione l’improvvisazione. La prassi voleva che il padre padrone, Kronos che mangia i figli, il proprietario che si è appropriato di tutto ecc… in prossimità delle scadenze elettorali convocava ampie riunioni per decidere cosa fare; in questo caso per procedere è bastato che qualche “amico” se non “compagno” di Marco, dopo esserlo andato a trovare, ha garantito che il suo stato di salute non gli avrebbe consentito di sostenere ma nemmeno di contrastare l’iniziativa.

Per non dire dei 60mila euro ricevuti per iscrizioni al Partito Radicale che radicali italiani trattiene indebitamente e che nessuno ha ritenuto essere comportamento almeno discutibile.

Né ho sentito particolare afflato quando ho licenziato tutti i dipendenti del Partito Radicale per dare una prospettiva che altrimenti, dopo Marco, sarebbe morto, di una morte lenta, anche il Partito.

Né si è insorti di fronte al fatto che un manipolo di dirigenti ha cercato di ridimensionare se non cancellare la straordinarietà di un Congresso convocato dagli iscritti.

E tanti altri episodi, politicamente anche più gravi, che nell’insieme mettono in discussione le ragioni per le quali abbiamo resistito mezzo secolo. 

Non ho tempo di “rimasterizzare” ma …

Non ho sentito nessuno sostenere che da domani cambieremo lo statuto perché non vi sia più l’adesione diretta al Partito. Questo vuol dire che continueremo a lottare per vincere innanzitutto al nostro interno.

… Perché quando ci riuniamo assieme, allora la storia del Partito Radicale che vince, e convince, non può non andare avanti; perché il nemico è in noi stessi, non solo in termini intimistici, personali, ma grazie al nostro statuto libertario, è innanzitutto nei nostri comportamenti e fra di noi, e non in questo o in quest’altro di noi: “è in noi, fra di noi”.

C’è chi poi può lucidamente scegliere di rivestirsi di un certo ruolo, per comodità ed interesse; e anche costoro sono legittimamente ospitati nel nostro partito; ma, appunto, siamo tutti uguali da questo punto di vista, i demoni sono interiori a ciascuno – sono interiori quelli che ci vengono catapultati dal tempo, dalla società, dal mondo, dalla cultura, dalla storia che viviamo e dalle storie che viviamo – e quindi, se ce la faremo ad andare avanti e con slancio, malgrado, non voglio dire le imboscate, le tentazioni delle imboscate…

… Dopo di che, lasciamo pure alcuni farsi forti nel lancio del sospetto: “Vogliono restare in pochi compagni ma ricchi, avere e distribuirsi – magari in cinquecento, magari a fin di bene, non necessariamente in ville – i miliardi del finanziamento pubblico…” La stampa ha raccolto tutto questo, ha fatto bene, giornalisticamente sono argomenti interessanti. Ma voglio anche dire che se si pensa che si è in un partito in cui oggettivamente i dirigenti vanno verso il PR2 o verso certi altri comportamenti, ebbene, qui non è una Chiesa; o si sbattono via i cosiddetti dirigenti, o si va a fondare altrove la vera Chiesa radicale, il vero partito: non si può per anni vivere insieme solo insultandosi e non facendo le teste di cuoio, ma semmai pronti in ogni momento a fare le imboscate; pronti quando capita, se ci sono i due terzi o i tre terzi, o c’è la stampa che può passare qualcosa… vivere in una organizzazione di, non dico attentatori, ma di Passatori di non è tra i ladri montagna che aspettano che la corriera arrivi per provare a fare l’agguato.

Quindi, io credo che il problema dello statuto sia problema del quale dobbiamo continuare – e grazie a noi si continua – a discutere; ma coloro i quali credono che l’alternativa sia tra quelli che hanno lo sporco disegno di ridursi in pochi per avere più bottino politico e finanziario, e coloro i quali invece, “democraticamente”, dicono che dobbiamo andare verso il grande partito dei venti, trentamila, essere di più, costoro non hanno capito nulla del partito, anche se forse capiscono bene se stessi. …

C’è il Congresso!

Dopo anni di ululati alla luna adesso il Congresso è convocato. Prepariamolo e cerchiamo di convincere quante più compagne e compagni ad essere presenti, anche correndo il rischio di fare un Congresso sovraffollato nel carcere di Rebibbia.

Ci confronteremo e lo faremo a partire dallo stato di straordinaria difficoltà in cui ci troviamo, specchio dello stato in cui si trova il pianeta e quindi anche il nostro paese, di questo proveremo a occupare il Congresso.

 

 

 

 

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