La lotta radicale contro sterminio per fame

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Maurizio Turco di recente sta tornando sulla battaglia radicale contro lo sterminio per fame, sintetizzata da Cappato in questo documento

http://www.radicali.it/sintesi-sterminio-fame-mondo

che rimanda anche a un opuscolo digitalizzato sul sito del partito ( http://www.radicalparty.org/it/content/lo-sterminio-fame-e-sottosviluppo-nel-mondobrtre-anni-di-politica-radicale-1979-1982brgruppo )

Coondivido con chi legge i passaggi che mi sono appuntato.

“Il 1979 fu proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale del Fanciullo. Nel gennaio dello stesso anno l’UNICEF, l’agenzia specializzata dell’ONU che appunto si occupa dei problemi dell’infanzia, pubblicò un rapporto dal quale risultava che oltre 17 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni sarebbero morti nel corso di quello stesso anno di malattie e privazioni che avevano tutte la stessa origine di fondo: la fame e la malnutrizione, questo flagello che nell’era delle più sofisticate scoperte tecnologiche avrebbe continuato ad uccidere oltre 30 milioni di vite umane. Il rapporto UNICEF, per una volta, non finì nei cassetti dei burocrati internazionali, ma fu l’occasione per il lancio di una campagna senza precedenti.

Questo breve lavoro ne è una testimonianza.”

La lotta radicale è molto di più che un evento umanitario

“Nel febbraio del 1979, Marco Pannella […] accusa i governi dei paesi “ricchi” di rendersi di fatto complici del nuovo olocausto, essendo la malnutrizione nel mondo più il frutto di un vero e proprio “disordine economico internazionale” che di una penuria di alimenti. Al contrario, egli dimostra facilmente che mentre nel 1945 l’Africa era esportatrice netta di prodotti cerealicoli alimentari, adesso è costretta ad importarli, ed in misura sempre crescente, per effetto delle monocolture di prodotti tropicali da esportazione che la divisione internazionale del lavoro ha imposto ai paesi ex coloniali. Così, […] nei paesi del Terzo Mondo si muore proprio per la mancanza di quelle due dozzine di milioni di tonnellate di cereali che ove fossero equamente ripartite fra la popolazione, specie rurale, o fosse possibile produrre in loco, e ove fossero integrate da un minimo di infrastrutture igienico-sanitarie, consentirebbero di ridurre grandemente il problema della fame.

“Nel frattempo i radicali intensificano i contatti con gli organismi internazionali. La loro tesi è semplice e forte: da trent’anni la FAO, l’UNICEF, il PNUD e tutte le altre agenzie del sistema ONU che si occupano di sviluppo hanno investito capitali, uomini e mezzi in questo settore: il risultato è un deterioramento delle condizioni di vita delle classi povere e rurali dei paesi del Terzo Mondo, mentre tuttalpiù si è assistito al consolidarsi di una nuova classe dirigente indigena urbana che ha sostituito, senza nulla modificare, i rapporti di forza instaurati dall’antica dirigenza coloniale. Ad agosto ’79 Maria Antonietta Macciocchi, Marco Pannella, Emma Bonino e Aldo Ajello sono invitati alla riunione annuale del Consiglio Mondiale della Alimentazione e per la prima volta in un’assise internazionale espongono la concezione radicale sullo sterminio come problema eminentemente di volontà politica e non di rimedi tecnico-operativi, livello al quale da tempo si cerca di confinarlo. Basterebbe rimuovere gli ostacoli politici che si oppongono ad un massiccio intervento in questo settore, affermano i deputati radicali, e il problema sarebbe se non risolto quanto meno per la prima volta abbordato con speranze di successo. Nella stessa occasione il Governo annuncia il raddoppio dell’aiuto italiano allo sviluppo, che passerebbe quindi dallo 0,08% allo 0,16% del Prodotto Nazionale Lordo.”

“Il 28 dicembre ’79 in una conferenza stampa si mettono a fuoco gli assi portanti della politica e delle rivendicazioni radicali: 0,70% del PNL subito più un altro 0,70 come contributo straordinario, convocazione immediata del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il solo organo internazionale con poteri vincolanti sugli Stati membri, affinché obblighi i paesi industrializzati al rispetto della Risoluzione 2626 e decida l’invio di veri e propri caschi blu della fame, forze multinazionali disarmate con il compito di interventi di urgenza nelle zone più colpite dal dramma della fame e della malnutrizione. Si proclama nella stessa occasione il dovere di ingerenza laddove le classi dirigenti locali sono complici, se non sole responsabili dell’olocausto.”

Insomma la vera ingerenza umanitaria e l’idea di corpi di azione nonviolenta contro la fame.

La lotta su questo fronte porta al primo satyagraha collettivo compiuto in Occidente e l’inserimento della prima parte di una mozione come preambolo dello statuto del partito.

“Il 24 e 25 giugno 1981 viene reso pubblico il Manifesto dei Premi Nobel, simultaneamente, a Roma, Ginevra, Parigi, Bruxelles e New York.”

Ecco quindi realizzata un’azione transnazionale prima che il partito transnazionale lo diventi ufficialmente.

“Sul testo, grazie al lavoro di Food and Disarmament International e dei militanti radicali si sono riconosciuti 53 Premi Nobel; altri 28 aderiranno al manifesto successivamente. Autorità spirituali e religiose, Capi di Stato e di Governo, politici, uomini di cultura e di scienza salutano in pubblici messaggi il Manifesto.”

“Il Manifesto contiene una verità semplice e per ciò stesso rivoluzionante: esso afferma che è possibile, persino facile, impedire l’olocausto in corso nel Terzo e Quarto Mondo, è possibile salvare i milioni e milioni di vite umane oggi all’agonia. E’ necessario a tal fine mobilitare la volontà politica adeguata a scegliere fra i piani e progetti esistenti quelli che si adattano al caso concreto, poiché, affermano i Nobel, non sono certo gli studi tecnici che fanno difetto, ma la loro concreta operatività.”

Il divorzio fra scienza e politica, di cui ha a lungo parlato Pannella.

La fame, da conseguenza quasi inevitabile del sottosviluppo che, secondo le tesi strutturaliste, un’industrializzazione accelerata dei paesi del Terzo Mondo avrebbe fatto mano a mano scomparire, diventa, per l’approccio radicale, la causa stessa del sottosviluppo e la sua eliminazione condizione primaria per uno sviluppo in nome del quale “non si sacrifichino più gli uomini e la società di oggi” – così come affermano i Nobel – “in nome di un progetto di Uomo e di Società”. ”

Gianni Rubagotti

 

 

 

 

 

 

 

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